PANA

TENEE

ERAMA EL PASATOR

SAPOR DI PIANTO

C’era la nebbia
e pioveva.
Pioveva fuori
e dentro i nostri cuori.
Ma dovevamo decidere.
 
Là, nella nebbia,
forse guardando all’ ottenebrato orizzonte, 
pur tu pensavi all’ ottenebrato domani
e gli occhi tuoi esprimevano
un’ angoscia repressa.
 
Poi, nella nebbia,
le tue labbra si schiusero.
Un’ amara dolcezza
provai al lor contatto:
I disperati baci
hanno sapor di pianto.

SOGNIAMO INSIEME

Se un sospiro ti sveglia,
se un pensiero t’assàle,
fuggi con me nel sogno
e accanto a me rimani.
 
Sogniamo insieme, amiamoci;
Il fiato s’accalori;
L’ ebbrezza ci travolga;
Il mondo s’allontani..

Nessuno mai  potrà
 violare i nostri sogni.

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RECITAVO

Ero lieto e giulivo:
recitavo.
Negli abissi segreti
e nelle oscure latèbre
ribolliva l’ ira feroce:
recitavo.
Mi sarei dannato, recitando,
senza te.
 
Ma tu venisti meco agli inferi,
ci acquattammo nell’ ombra fumosa, zitti.
Ci avvolgeva una musica pronuba.
La tua pelle era fresca ed odorosa,
le mie dita, convulse,
tormentavano il tuo omero.
Solo allora mi accorsi che eri bella.
Non recitavo più.
Nell’ estasi di un lento dondolar,
s' ergèa l’ ala di un sogno.
Anelanti tacemmo
ed obliammo il mondo.

IL KILLER

Forse là,
nella notte,
cupo si cela e attende;
mentre, sereno e forte,
il bersaglio
lo sfida.
 
Paura? non più.
Ricordi vagheggiano
momenti lieti vissuti,
amori donati,
estasi,
dolori, angosce, piaceri,
visioni sublimi, incanti d’amore.
 
La brezza marina m’inebria,
la voce di un bimbo m’esalta,
mi sento immortale. Spara!!!

BERSAGLIO MOBILE

Un mondo infame
m’insegue,
mi bracca,
mi prende di mira.
 
La mia mobilità l’ inganna
e sbaglia il bersaglio.
 
E più e più ci prova,
ritorna all’ attacco
e fallisce;
mi crede immortale
e s’adira.
 
Eppure,
giammai mi sono defilato;
non evito neppure le occasioni:
 
Qualcuno protegge il giusto contro l’ infame.
                   

IL POVER'UOMO

Si adora,
si esalta.
Si offre, si ostenta.
Fa l’ umile.
 
Ti ignora,
ti abbassa.
Commiserandoti ti adula.
 
Lasciagli spazio. 

SBAGLI E NON LO SAI

Nella notte gelida,
con gelida determinazione
ti qualifichi e sali.
Bussi spavalda all’ uscio
dell’ incognito turpe,
e decisa l’ affronti.
 
Non trema il tuo cuore?
Alcun dubbio t’ assale
offrendo al baratto
delizie preziose?

PRETTY WOMAN

Se ti avessi sorretta,
se ti avessi aiutata,
se ti avessi guidata
su sentieri protetti,
 
ti avrei evitato il turpe,
l’infame compromesso,
il mercimonio immondo,
… la gioia del peccato.
 
Ti avrei offerto il manto,
ti avrei tolto il libero
ed infamante orgoglio:
 
Oggi…saresti una troia.

UNO SGUARDO DI FARFALLA

 
Io fui
e volli;
e ottenni;
ma, dopo...che freddo,
... che vuoto.
 
Poi smossi la cenere...
c’era il fuoco, il calore,
un ricordo  sprizzante.
Uno sguardo di farfalla.
 
Scavai in profondo.

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PERCHE' IO PAGO

 
Perché io pago?
Perché tutti son buoni?
ed io l’infame!
 
Si, sono infame verso me stesso.
Ho sempre fatto scudo
agli infami che m’odiano
 
Li ho protetti ed aiutati,
sorretti e consolati,
dando gran parte del mio,
per ricevere solo  pugnalate.
 
Ma io resisto e riemergo,
essi degradano,
essi mi invidiano e pagano.
 
… e lentamente galleggiano sul mio fiume.

PIAZZA NAVONA

Faceva caldo a Piazza Navona.
Il Mimo sudato,
beffeggia sè stesso.
A gara,
mille zingarelle
mi vendono fiori.
Gli artisti da strada
svendono se stessi
per il pane o la droga.
 
La granita si scioglie nel bicchiere...
Ma fra la folla umidiccia,
nell’ afa della sera,
senza sogni di gloria,
ritornava Mirella.  
Aveva sepolto
Deborah e il lusso,
il vacuo e l’ orgoglio
e ritornava:
 
vincente,
se pur lacera;
felice,
se pur povera.
 
Improvvisamente, riprese a piovere
a Piazza Navona.....
La pioggia e le lacrime
pulirono il viso,
sciolsero il fango,
e l’ antica bellezza,
l’ antico pulito
riapparvero,
rivelando Mirella.
 
Amata pioggia
di Piazza Navona!

MALINCONIA

Brilla nel ciel la luna
e me sol vede
afflitto e sconsolato
 
Poi cala l’ ombra
e poscia il sol riede
facendo il ciel rosato…
 
Ma io, sol uno,
all’ alba rifulgente
non so gioir per niente.
 
Fugare mai potrà
l’ombra d’oblìo
la nera mia tristezza;
fugarla non potrà il folgorio
di qual si sia bellezza:
 
Né dì, né notte
ha pace questo core
lontano dal suo amore. 
 

NON OMNIS MORIAR

Non tutto io morirò,
anzi, buona parte di me si salverà da morte.
Rivivrà nei rimpianti
di chi non seppe capirmi;
rivivrà nell' amore
di chi stette in disparte.
Rivivrà nelle opere, che sfidano i secoli,
nel frutto del mio genio, che resiste all' oblìo.
Regnerò imperituro
nella gloria postuma,
finchè il giorno vincerà sulla notte;
finchè madre genererà un figlio.
 
Si dirà che io,
là dove…. Ulisse resistette a lusinghe
e Ruggero iniziò la conquista d'un Regno,
resistendo  ai malvagi,
affrontando il periglio,
ho forgiato coscienze,
indicato la via,
elevato strutture,
incidendo e modificando.
 
Messina, và orgogliosa
di ciò che hai conseguito immeritatamente.
 
 

FUGGI !

Brancolando nel buio,
aneli e temi.  
Cupi silenzi
stanno in agguato;
E’ gelo il cuore,
assente la ragione.
 
Fuori è la luce.

 L'ELEVAZIONE

Non son certo per me le cose belle,
 io non son certo figlio del piacere:
Non son  per me neppure quelle stelle:
io no, non sono nato per godere.
 
Per questo sfuggo il mondo allegro e piango;
per questo rido quando pianger deggio.
Tormi non posso mai da questo fango,
E fendo fumo e ghigno con dileggio
 
Ma, nella melma e la putrefazione,
tra lo schifoso brulicar de’ vermi,
nell’ immondizia, nasce puro il fiore.
 
Forse verrà per me l’ elevazione;
forse del mal saran strappati i germi
dall’ alma mia … se nascerà l’ amore.

TI HO OFFESA

Soffrivo
.... ma capivo:
vigliaccamente
tacevo.
 
Tu sapevi che soffrivo
ma accettavi la mia finzione.
Sapevi che perdonavo
e capivi anche perchè.
 
Ma, poco a poco credesti
che perdono significa redenzione
e perdonabilità venialità.
Ho dovuto smentirti
e dirti il vero turpe,                                                                                    ferirti nel profondo
colpendo atrocemente
qual vile carnefice.
 
Per questo tu mi odii,
ma io spero
che almeno il tuo incoscio
abbia capito.

EPICEDIO

Nelle silenti acque del fiume,
Sulle cui sponde io attendo,
sono passati in molti;
sei passato anche tu.
 
Quando anch’io passerò,
tu non sarai ad attendermi….

DESOLATE RADURE

 
 
Nulla.
Silenzi,
frastuoni,
persistenti stridori dolenti,
un flebile lamento nella notte.
 
E fuggi, e corri...
E ignori i lontani lamenti,
le  desolate radure
d’umanità.